La Storia

TERME DI VITERBO

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Prima dei Romani, fu il popolo Etrusco ad abitare nel luogo definito territorio termale Viterbese, per la ricchezza delle sue acque calde.

 

 

Questo territorio fu chiamato Etruria o Tuscia, il cui centro più importante era la città di Corneto (oggi Tarquinia), posta a capo delle dodici Lucumonie, di cui, la città di Vejo era la sentinella avanzata degli etruschi, opposta alla invadente potenza Romana, mentre Volsinia era la città sacra.

 

 

Con l'espugnazione di Vejo (396 a.C.) i Romani presero i primi contatti con gli Etruschi che, assoggettarono definitivamente a Roma, nel 280 a.C; le loro città andarono decadendo e non restarono che dei piccoli centri, uno dei quali presso le Terme attuali.

 

 

E' fuor di dubbio che la civiltà Etrusca influì molto su quella Romana, ma furono i Romani che si interessarono particolarmente ed in modo speciale, delle Terme, per questo si deve risalire a loro, per avere notizie precise sull'uso delle acque termali nella cura di varie malattie, in quanto i Romani ebbero sempre in grande concetto i bagni, sia semplici che minerali più o meno termali, infatti, è da loro che ci sono state tramandate notizie importanti sullo sviluppo delle Terme Romane nel Viterbese.

 

 

Pinzi, in una forma veramente suggestiva, tratta di quell'epoca Romana e merita riportare integralmente quanto egli scrive :

 

 

"Chi, diciotto secoli indietro, moveva da Roma per l'antica Via Cassia, ed entrava nella regione detta assai più tardi l'agro Viterbese, doveva essere colpito da un paesaggio tutto affatto singolare.

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Lasciati alle spalle i pittoreschi gioghi del Cimino, e digradando giù a valle dalla Stazione di Foro Cassio (ora Vetralla) fino al Fondo Paliano, vedeva stendersi davanti, da oriente ad occidente, una pianura biancastra, monotona, desolata, chiazzata qua e là di verde e di ciuffi d'una pallida vegetazione, fra cui grandeggiavano le mura di numerosi edifici termali, di forme e proporzioni le più svariate.

 

 

A destra, verso levante, si disegnava sull'azzurro del cielo una collina a cono troncato, d'una bianchezza smagliante come neve il Bulicame (Foto n. 1), sulla cui sommità incessantemente si raggomitolava un grigio pennacchio di fumo, mentre altre linguate di fumo, sollevate da rigagnoli argentini, radevano orizzontalmente i suoi fianchi o scendevano giù a perpendicolo, occultandosi misteriosamente nel terreno sottostante. Sul davanti, una lunga striscia di strada consolare solcava diritta e imperturbata la pianura, perdendosi a distanza d'occhio, verso settentrione, tra due lontane ville, la Busseta e la Calvisiana, che, colle loro cupolette scintillanti al sole, cogli edifici e i muri di cinta tramezzati da boschetti di bosso e da giardini, parevano due oasi perdute in quella malinconica contrada. Più avanti la scena si restringeva per l'avvallarsi della strada, ma presentava sempre nuovi e interessanti paesaggi.

 

 

Valicati i tre ponti del Risiere, del Quinquagesimo miglio (ora di S. Nicolao), ed il Camillario (sul fianco destro dell'odierno Stabilimento Terme Ex IN PS), si riusciva dentro un'angusta valletta, assai probabilmente chiamata fin d'allora la Valle del Caio, incavata dalle corrosioni del torrente che le scorre da un lato e screziata di bianche chiazze d'incrostazioni calcaree, ove serpeggiano alcuni ruscelletti d'acqua calda. Lungo la Valle e sul poggio dirimpetto, vedeansi a destra e a manca della Via Cassia alcune terme di epoche e costruzioni diverse, di forme ovoidali o rotondeggianti o quadrate, le cui prime fondamenta erano, forse, state piantate là dal tempo degli antichi Etruschi; ma di certo erano poi state racconciate o rifatte alla maniera romana dagli abitanti della vicina città di Surrena o da ricchi, cavalieri e senatori di Roma, attratti dalla rinomanza di quelle tante sorgive minerali".

 

Erano queste le famose Terme Etrusche, che, per la copia delle acque, Strabone disse rivali di quelle tanto celebri di Baia nel Capo Misero, ritenute allora le più nobili e ubertose di tutte le altre (Strabo : De situ orbis- lib. V).

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